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Lina Campisi e la Taverna La Cialoma nei documentari di Suruq. Storia di mare e famiglia

È stata lei la prima a spalancare le finestre di una cucina sul mondo

Certe storie nascono dal mare, ma non fanno rumore. Affiorano piano, come la risacca al mattino, e si intrecciano alla vita di chi le abita. A Marzamemi, molto prima che la piazza diventasse una cartolina, c’era già un sogno che prendeva forma tra pietra e sale. Era il sogno di Lina Campisi, cuoca e custode di un’eredità antica: quella dei rais, dei pescatori che leggevano il mare come una mappa segreta.

È stata lei la prima a spalancare le finestre di una cucina sul mondo. Nella sua Taverna La Cialoma ogni piatto è un ritorno: nomi antichi di pesci come cantilene perdute, stagioni che scorrono senza fretta, mani che impastano gesti tramandati. Cucinare, per Lina, è ricordare. E servire è custodire.

Ora quella tavola è diventata racconto: un episodio del ciclo di documentari firmati da Appress Agency e RockIsland Studio per Suruq Magazine il progetto editoriale che per il secondo anno scrive la mappa sentimentale della Sicilia orientale – questa volta espandendosi fino alle isole Eolie – e che ha scelto la storia di Lina Campisi fra le narrazioni da raccontare.

La Cialoma oggi è una casa a più voci. In cucina, insieme a Lina, ci sono la figlia Chiara e il genero Totò, tra fuochi, padelle e pescato del giorno. Azzurra — l’altra figlia — lavora tra zucchero e mandorle, tesse dolci e antipasti come un ricamo. Davide, il più giovane, accoglie, racconta, guida una cantina come si conduce una piccola orchestra.

Con questo progetto, Suruq inaugura una nuova stagione narrativa. Le parole si fanno voce, le storie prendono corpo. E le eccellenze dell’isola che fanno della Sicilia una delle mete più desiderate si mostrano con una veste inedita.

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