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Ideato da Appress Agency

Il ritratto visivo e intimo di Sergio Fiorentino per Suruq

Nel silenzio di un refettorio antico, l’arte si fa preghiera

Nel cuore di Noto un vecchio refettorio è stato risvegliato dalla voce dell’arte. Le ampie sale non ospitano più pane e conversazioni, ma colori, tele e visioni. È qui che Sergio Fiorentino ha piantato il seme del suo immaginario, profondamente legato alla sua Sicilia: complessa, stratificata, religiosa e carnale.

Appena si varca la soglia, ci si accorge che quel luogo è più di un laboratorio: è un altare laico in cui ogni gesto creativo ha il peso di un rito. I muri screpolati sembrano respirare con lui. Il rumore dei pennelli nell’acqua, la carezza di un carboncino sulla carta, il battito lieve di un panno che assorbe colore: tutto diventa parte di una liturgia visiva.

È questo universo che il team di Rockisland Studio ha voluto catturare, nel secondo dei documentari ideati da Appress Agency per Suruq, il magazine che celebra le eccellenze della Sicilia orientale. Con l’uscita del secondo numero, Suruq si fa anche voce e immagine. La carta si fa carne, lo sguardo si fa cinema.

Il documentario non mostra solo un uomo al lavoro, ma il modo in cui un luogo può risuonare nell’anima di chi lo abita. Fiorentino non dipinge la Sicilia: la trasforma. I segni dell’isola — santi e pescatori, intonaci e reliquie — si mescolano e rinascono nei suoi dipinti, che sono preghiere mute, stratificazioni di memoria e intuizione contemporanea.

Suruq, con questo secondo numero, apre le sue pagine a una narrazione nuova: fatta di silenzi, volti, luci tremolanti e parole sussurrate. Perché alcune storie, come quella di Sergio Fiorentino, non si possono raccontare solo con l’inchiostro. Serve il colore, il suono, e soprattutto lo sguardo.

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